“Non è che io sia così intelligente, è solo che sto più a lungo con più problemi” disse una volta Albert Einstein.

In qualsiasi ambiente di lavoro, di fronte a un problema, ci sono persone più reattive, altre più riflessive; alcune capaci di aguzzare l’ingegno, e altre che vedono i problemi, ma faticano a razionalizzare una soluzione.

A volte, risolvere un problema è solo questione di cambiare punto di vista. Tentare strade che per altri sono autentica follia. Ce lo insegna un giovane saltatore in alto americano degli anni sessanta: Richard Douglas Fosbury, Dick per gli amici…

Alle scuole superiori Dick è un giovane alto e magrissimo appassionato di atletica. Non riesce bene in nessuna disciplina e si indirizza, così, verso quella più facile per un lungagnone come lui: il salto in alto.

La tecnica usata in quegli anni viene chiamata ventrale: il saltatore, infatti, si avvicina all’asticella frontalmente e la supera dal lato della pancia. È l’unico modo conosciuto e, grazie a esso, il russo Valerij Brumel’ è il detentore del record mondiale di 2 metri e 28.

Ma il salto in alto è un insieme di movimenti coordinati in sequenza e Dick, nonostante l’altezza, non riesce a superare il metro e mezzo.

“Ero il peggior saltatore del mio team e di tutta la lega”, dirà qualche anno più tardi.

Forse è il senso di frustrazione o magari l’amore per lo sport. Ma in quel momento in Fosbury scatta una molla: e se provassi un nuovo stile?

Così inizia a sperimentare una tecnica più adatta al suo corpo: saltare con una strana torsione girandosi di lato anziché sulla pancia. E staccando da terra per poi volare all’indietro, superando l’asticella con la testa e inarcando la schiena.

I primi tentativi sono incoraggianti: quel modo strambo di saltare gli consente da subito di migliorare le sue misure.

Ma, come succede con tutte le scoperte rivoluzionarie, il vecchio regime dello sport respinge la novità. Gli allenatori dicono che quel salto non va bene, non è conforme alle regole, non è accettabile. I giornali locali vanno oltre, lo deridono pubblicando una sua foto con la didascalia “il saltatore più pigro della storia”.

Solo che Dirk continua a migliorare arrivando a saltare 1,91 metri al primo anno di università.  E quando al secondo supera i 2,08 metri convince anche la federazione. Da quel momento il suo allenatore Berny Wagner inizia a filmarlo per capire come farlo migliorare. Anche il pubblico inizia ad apprezzarlo, entusiasta di quel gesto così innovativo e spettacolare.

Arrivano così le qualificazioni olimpiche che Dick supera battuto dai compagni Caruthers e Brown che usano ancora lo stile ventrale come tutti i migliori atleti del mondo.

Il 20 ottobre 1968 a Città del Messico arriva il momento della verità: riuscirà Dick Fosbury ad affermare il suo stile o il cambiamento si fermerà in quello stadio?

In diretta mondiale salta prima 2,14 poi 2,18 sempre al primo tentativo con il pubblico in delirio per lui. Quando l’asticella sale a 2,20 riescono a superarla in tre: lui, il suo compagno Caruthers e il sovietico Gavrilov. Saranno loro a giocarsi la vittoria.

La sbarra sale a 2,22 e Gavrilov sbagliando tre volte esce di scena. 2,24 è la misura successiva, mai saltata alle Olimpiadi. Sia Fosbury che Caruthers sbagliano i primi due tentativi.

Al terzo Dick stacca, vola, sfiora l’asticella che trema, ondeggia ma rimane lì, senza cadere. Caruthers salta per la terza volta ma la abbatte di nuovo.

La gara è finita, Dick Fosbury con il suo salto Flop è il nuovo campione olimpico.

Da quel momento altri saltatori iniziano a usare il suo stile mentre il ventrale scompare dalle piste di atletica. Saltatori più dotati fisicamente di Fosbury imparano la sua tecnica e lo battono. Dick dopo la strabiliante vittoria del 1968 non si ripete e nel 1972 non riesce nemmeno a qualificarsi per le Olimpiadi.

Nel 1993 il cubano Javier Sotomayor porterà lo stile Fosbury alla sua massima espressione superando la misura pazzesca di 2,45 metri, record del mondo ancora oggi ineguagliato.

Eppure, nessun altro saltatore ha segnato la storia della disciplina quanto Dick Fosbury, il ragazzo che insistette e lottò fino a cambiare le regole.

Fabio Columbano

Fonte: Abbiamo toccato le stelle (R. Gazzaniga – Ed. Rizzoli)

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