Ti capita mai, nel tuo ruolo di capo, di dover prendere delle decisioni forti? Si, hai capito bene, quelle necessarie e inderogabili che avresti volentieri evitato. Quelle che la parte razionale di te ritiene lecite e giuste ma che fanno perdere il sonno al tuo lato emotivo.

Chissà se è stato così per Sergio Marchionne un sabato mattina dell’estate del 2004…

Sono gli anni bui della Fiat, anni in cui le automobili rimangono invendute nei piazzali delle fabbriche e gli Agnelli sembrano incamminati verso un destino infelice e in ritirata. I bilanci parlano di una perdita secca di tre milioni di euro al giorno e, in questo momento disperato, Sergio Marchionne viene nominato amministratore delegato.

Ha suscitato tanta curiosità la scelta di un manager internazionale con un passato di avvocato e commercialista, revisore contabile e consulente. Di lui si sa che è figlio di un maresciallo dei carabinieri trasferitosi in Canada nel 1966. Qui Sergio passa la sua giovinezza e l’adolescenza completando gli studi.

Nonostante la crisi, negli uffici Fiat sembra splendere il sole. Vi trovano posto esponenti imparentati con la famiglia Agnelli o membri della borghesia piemontese ad essa legati. A loro, che la casa torinese produca utili o sia sull’orlo del baratro poco importa.

Marchionne entra in quei luoghi e parla con tutti muovendosi con l’informalità del vestito casual. Niente giacca e cravatta ma solo un maglioncino nero. Lo stile disponibile al confronto e non interessato a sapere se sei il figlio di un inserviente o se un numero ridotto di gradi di separazione ti dividono dalla proprietà.

Ma torniamo a quel sabato mattina dell’estate 2004.

Sergio Marchionne si reca in una concessionaria di Torino in corso Giulio Cesare. Si siede ad aspettare come semplice cliente, senza presentarsi. E come tale desidererebbe essere ricevuto, accolto e informato sulle automobili in vendita, sulle condizioni commerciali standard, sulle offerte, sulla possibile rateizzazione, sulle garanzie finanziarie per attivare un prestito. Nessuno va a salutarlo né a riceverlo.

Passano i minuti, passano le mezze ore. Nessuno si fa vivo. Marchionne si alza e se ne va. Torna in ufficio e prende una decisione: chiude la concessionaria e licenzia tutti. Da quel momento in poi, chiunque in Fiat conosce la faccia di Sergio Marchionne e, soprattutto, capisce che il vento è cambiato.

marchionne

Personaggio controverso e grande stratega della comunicazione, Marchionne.

Guarda con attenzione la foto. Ingrandiscila, se necessario. Noterai che gli manca un incisivo inferiore. Proprio così: al mega manager strapagato manca un dente. Il messaggio è chiaro: ho così tante cose da fare che non ho tempo per il dentista.

Tornando alla chiusura della concessionaria, magari può sembrarti una decisione esagerata. Forse giusta o sbagliata. Ma è lo stile Marchionne, la leadership di chi non ha paura di essere impopolare ma che si assume sempre le sue responsabilità.

Una condotta può essere opinabile ma i numeri no. I numeri dicono che, sotto la sua guida, Fiat risorge, torna in attivo, si rilancia a livello globale e acquisisce il controllo di Chrysler. E, ciliegina sulla torta, la Ferrari, sotto la sua presidenza, viene quotata in borsa capitalizzando, in pochi anni, un valore che passa da 8 a 22 miliardi. Il resto è storia.

La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La responsabilità condivisa non esiste. Io mi sento molte volte solo. (Sergio Marchionne)

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P.S. E se per caso, anziché un capo, fossi il dipendente di una grossa azienda o di una multinazionale, quando sarai di fronte tuo prossimo cliente, occhio: potrebbe essere il tuo nuovo amministratore delegato :-)

Scritto da Fabio Columbano

Ispirato dal libro: Marchionne lo straniero (P. Bricco)

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Olbia, 30 Novembre 2018

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