Quando varchi i cancelli della sede di un’azienda di successo, ti accorgi subito della cura maniacale di ogni aspetto. Ma ancora prima di entrare a contatto con quell’ambiente, sei già stato influenzato da chi ha organizzato la visita. In questi contesti si percepisce un senso dell’organizzazione chiaro e preciso, distribuito su tutti i livelli.

ferrari

Si capisce che un’azienda è vincente già da come comunica al telefono. Tutti sono concentrati a mettere a proprio agio chi si affaccia per la prima volta su quel mondo. E ogni cosa ha la sua importanza: il timbro della voce del centralinista, la sua gentilezza, l’utilizzo del registro linguistico più adatto alla situazione. L’idea che deve passare è: «Grazie per averci chiamato. Per noi è un privilegio rispondere alla sua telefonata.»

Ma la caratteristica più interessante dei team di successo è il senso della competizione, un senso della sfida che non è solo dei “capi”, ma che si estende a tutti i piani dell’organizzazione. Non basta avere un leader con mentalità vincente, bisogna che tutti i dipendenti dimostrino di essere pronti a impegnarsi con tutti i loro mezzi per difendere e onorare il ruolo che è stato affidato loro.

Non condivido l’idea di chi pensa male della concorrenza tra membri della stessa organizzazione: va gestita e monitorata ma ci deve essere. Come si può pretendere di dare un’immagine vincente di sé all’esterno, se all’interno del team aleggia un clima rilassato e privo di qualsiasi forma di competizione?

In questo il leader carismatico fa la differenza: dovrà essere in grado di creare un clima di sfida individuale, motivare le persone ma anche tenere tutto sotto controllo. Molti temono che una situazione simile possa creare tensioni e criticità tra i componenti del team; io credo invece che sia l’unica strada praticabile per avere un quadro preciso del tipo di persone che si hanno a disposizione. Messi nella condizione di poter dare il meglio di sé, i dipendenti possono esprimere tutto il loro talento, mentre il capo può scegliere con limpidezza di premiare i più meritevoli. In sintesi: la competizione interna porta alla meritocrazia. Sarà poi compito del responsabile controllare i comportamenti e i rapporti tra i singoli. L’importante è evitare che questa sfida interna si trasformi in guerra.

Tra le richieste che più spesso ricevo c’è di spiegare in modo chiaro e univoco come si crea un ambiente vincente. Vogliono tabelle, programmi, tecniche, regole, metodi di lavoro quotidiano. Ma sbagliano in partenza: non dovrebbero chiedermi che cosa si deve fare ma come bisogna essere. Quando arrivi a lavorare ad alto livello, la conoscenza della materia è comune a tutti (in teoria); non ci sono segreti tecnici o metodologie che altri non conoscono. Il segreto sta da un’altra parte: sta nel modo di interpretare la partitura e nell’essere in grado di leggere quello che nella partitura non c’è scritto.

Non accontentarsi mai ed essere sempre in competizione sono due atteggiamenti che aiutano il singolo a perfezionarsi e a imparare sempre cose nuove con l’intento di diventare il migliore. Quando un capo fa di tutto per essere lui stesso il migliore, ha già gettato le basi per erigere il progetto di una squadra di successo.

 Tratto dal libro: Il parafulmine e lo scopone scientifico (Gian Paolo Montali)

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Olbia, 19 Maggio 2018

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