Alcuni lo ricordano adolescente cantare Andavo a cento all’ora. Altri rimangono stupiti di fronte al suo popolo di Facebook di due milioni e mezzo di fan. A molti non piace, altri lo adorano. Di certo, a settantacinque anni, Gianni Morandi può essere considerato una delle icone del Belpaese.

E pensare che, negli anni settanta, ha pensato seriamente di tornare a Monghidoro a fare il ciabattino, il mestiere di suo padre. Ma andiamo con ordine…

morandi

È il 1962 quando questo ragazzino smilzo si impone al grande pubblico con Fatti mandare dalla mamma. Faccia pulita, sorriso spensierato, melodie orecchiabili: ingredienti che piacciono alla gente. Sono gli anni del boom economico, dell’Italia desiderosa di leggerezza, balere e semplicità.

Iniziano i tour, il Cantagiro, Canzonissima e i film, uno dietro l’altro. Sul set di In ginocchio da te conosce Laura Efrikian, attrice già affermata che sposa qualche anno dopo. È un periodo d’oro, vende trenta milioni di dischi e si afferma come uno dei cantanti italiani più conosciuti al mondo.

Tutto troppo in fretta…

Arriva il Sessantotto, la contestazione giovanile, i gruppi stranieri, i cantautori impegnati. Gianni Morandi con la sua mogliettina, i servizi su Sorrisi e Canzoni e il suo mondo patinato sono simboli da cancellare. Sembra quasi che quel fatidico anno abbia tagliato in due la storia con un prima e un dopo. Morandi fa parte del prima.

Se ne rende conto una sera dell’estate del ’71, a Milano. Al Velodromo Vigorelli arrivano i Led Zeppelin, nuovi profeti del rock. La protesta giovanile sfocia quel giorno in una vera e propria guerriglia urbana con tafferugli in città e al concerto.

Gli organizzatori hanno la malsana idea di far esibire, prima dei Led Zeppelin, i cantanti del Cantagiro. Morandi sale sul palco e intona C’era un ragazzo, canzone di condanna verso la guerra in Vietnam. Ma la reazione del pubblico è un pugno nello stomaco. Gli urlano di tutto, da “vecchio” a “sei finito” e lo cacciano dal palco a pomodori.

Quando suonammo con i Led Zeppelin a Milano, in quella serata disastrosa, in quel contesto io mi sentivo uno di cent’anni, in mezzo a tutti quei ragazzi che erano a torso nudo e mi vedevano un rottame (Gianni Morandi)

Tutto è talmente veloce e radicale che anche i suoi produttori sono smarriti. Negli studi della sua casa discografica, la RCA, arrivano volti nuovi: Renato Zero, Cocciante, Baglioni, De Gregori, solo per citarne alcuni. E Morandi, che prima veniva accolto quasi come una divinità, suscita solo sguardi imbarazzati.

S’inventa di tutto per mostrare una nuova immagine. Anche un musical. Ma è tutto inutile, un fiasco. Sono gli anni 74-75, il suo matrimonio è in crisi come il suo lavoro. Per fortuna, ascoltando i consigli del padre, un po’ di soldi li ha messi da parte.

Inizia a giocare a carte e col gioco d’azzardo ha una brutta esperienza, lo mettono in mezzo, perde una cifra notevole. Si spaventa, vacilla. Non sa fare altro, se non cantare ma, appena trentenne, sente di essere al capolinea della sua carriera.

Pensa seriamente di tornarsene a casa, a Monghidoro. Altri lo avrebbero fatto ma un fuoriclasse non molla mai. Così prende una decisione: quella di iscriversi al Conservatorio.

Ha la licenza elementare e, per essere ammesso, prende la media alle scuole serali. Studia contrabbasso, strumento fondamentale nella grande orchestra ma di una noia mortale da solo.

La sera, a casa, prosegue lo studio: teoria, storia della musica, solfeggio. E si esercita con scale infinite volte, scale che non vengono mai. Ma è qui che affina l’intonazione. Anche vocale, grazie a un maestro di canto. Aspettando una nuova occasione.

Riprende a far concerti nei locali: al primo ottanta paganti, al secondo cinquanta. La gente lo guarda per strada, quasi con commiserazione. Ma questo che fine ha fatto?, si chiede.

Poi, un giorno, arriva Mogol…

Morandi incontra con speranza il paroliere che ha fatto grande Lucio Battisti. Ma Mogol vuole solo coinvolgerlo nel metter su la nazionale cantanti. Però, tra una partita e l’altra, gli propone Canzoni stonate.

È un pezzo che piace e segna il ritorno sulle scene musicali. Torna anche in TV con una serie televisiva: Voglia di volare. È la storia di un uomo separato che vive con i figli, sembra la sua vita. È un successo, subito replicato da Voglia di cantare, dove lancia la canzone simbolo della sua rinascita: Uno su mille.

La vittoria del Festival di Sanremo con Tozzi e Ruggeri, due anni dopo, sancisce la prosecuzione della sua seconda vita artistica. Arrivano altre grandi hit, il sodalizio con Lucio Dalla e alcune trasmissioni televisive seguitissime.

Il resto è storia recente: la fortunata conduzione del Festival di Sanremo, il tour Capitani coraggiosi con Claudio Baglioni e l’ennesimo exploit in TV con la fiction L’isola di Pietro.

E a guardarlo, in poltrona, nonni, figli e nipoti.

Non sei mai vecchio abbastanza per smettere di imparare (Harvey B. Mackay)

Fabio Columbano

Fonte: intervista di Walter Veltroni a Gianni Morandi | Settimanale 7-Corriere della Sera

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